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GIUSEPPE FERRANDINO

 

 

Giuseppe Ferrandino è tra i più considerati nuovi autori di gialli/noir italiani. Nato ad Ischia, frequenta la facoltà di medicina a Napoli ma abbandona dopo 25 esami. Alla fine degli anni 70 comincia a lavorare come sceneggiatore di fumetti. Scriverà storie, tra gli altri, per Orient Express, Nero, Lancio Story e Topolino. Nel 1993 esce Pericle il Nero (Granata Press) ma passa quasi inosservato. Dopo il grande successo in Francia, Adelphi lo ristampa nel 1998 e Ferrandino riscuote consensi sia di pubblico che di critica. Ambientato a Napoli, racconta la storia di un killer in uno stile che può essere definito un misto tra il fumetto e gli hard boiled americani. Un anno dopo esce Il Rispetto (ovvero Pino Pentecoste contro i guappi) con un nuovo personaggio, Pino Pentecoste, un investigatore privato specializzato in affari di corna che suo malgrado viene coinvolto in una losca vicenda. Ferrandino, che ha anche scritto una fiaba per bambini intitolata Lidia e i turchi, vive a Roma, ma passa molto tempo a Chicago.

BIBLIOGRAFIA

PERICLE IL NERO

"Il mio padrone è Luigino Pizza, che tutti lo chiamano così a causa delle pizzerie... Io mi chiamo Pericle Scalzone...Di mestiere faccio il culo alla gente". Così comincia "Pericle il Nero", primo romanzo di un autore che ha alle spalle una scuola severa di sceneggiatore di fumetti e una vita a dir poco avventurosa - che racconta però malvolentieri, preferendo raccontare storie. Questa di Pericle è un impeccabile noir, girato come un buon film americano degli anni Quaranta, con un ritmo secco, un plot che non perde un colpo e personaggi che hanno uno spessore del tutto ignoto ai cliché imposti dal genere: Pericle, l'uomo-cane che diventa uomo e acquisisce consapevolezza di sé attraverso il rifiuto delle regole del suo mondo e l'incontro con una strana donna; e questa donna, Nastasia, la polacca finita a lavorare a Pescara in una fabbrica di copertoni, che se lo porta a casa e se lo porterà, forse, anche più lontano; e Signorinella, la temibile e potentissima sorella del boss Ermenegildo Coppola, capo delle supplicanti di San Gennaro, che, "quando parlava di uccidere, si metteva le mani sulla faccia perché non le piaceva e diceva che tutti sono figli di mamma"; e gli altri, attori e comparse delineati con pochi tratti precisi, in una lingua asciutta ma venata delle coloriture, talvolta inattese e sempre misuratissime, del parlato popolare.


 
IL RISPETTO (OVVERO PINO PENTECOSTE CONTRO I GUAPPI)

"Io, alla fin fine, sono un uomo tranquillo. Mi sono messo a fare l'investigatore privato perché mi pareva interessante e pure perché mi piacevano i film di Miki Stewart... E' risaputo che nella vita almeno un nemico ve lo fate; ma un uomo contro un uomo è una faccenda privata, ci entrano di mezzo tante cose che il più delle volte si va avanti distratti, ognuno impicciandosi degli affari suoi... Ma quando ci sta la cagnara, quando i reggimenti si ammassano, quando i pazzi sono a pacchi, allora sono altri quibus. Lì non si scherza, lì son dolori. Lì ci sta sempre qualcuno che sgomita, ci sta sempre qualcun altro che dice: vuoi vedere quanto sono bravo?, ci sta sempre un terzo che risponde: e fammi vedere. E li è finita. Lì si spara. Lì potete pure morire... Dunque: Tullio Regina viene da me e mi fa una proposta del cazzo. Io gli dico di no. Quelli che controllano Tullio Regina, o quelli che controllano quelli che controllano Tullio Regina, vengono a controllare me. Pure un commissario viene a controllarmi... E infine, il sottoscritto Pino Pentecoste... fa il mazzo di scarola in mezzo al bailamme... Ora, siccome io mazzo di scarola non sono, e chi pensa il contrario è solo uno sciocco perché io avrò soltanto la terza media ma sono di intelligenza assai vispa (come diceva mio padre) e di sensibilità significativa, ne consegue che qualcosa non funziona. In altre parole, io pure se ho azzeccato qualche figura di merda in vita mia e una volta sono pure andato a sbattere contro un tram mentre inseguivo in corsa affannosa un pedinato, a quell'ignorante che si permette di pensare che sono un chiochiero, io gli faccio un culo così".