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BIBLIOGRAFIA
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FERRO RECENTE
Un delitto improvviso, apparentemente inspiegabile e inspiegabilmente feroce: due ragazzi aggrediti e massacrati mentre fanno benzina a un self-service sulla statale per Nuoro e poi 'graziosamente' composti di fronte alla loro Alfa targata Bologna. Quindi una serie di avvenimenti intrecciati l'un l'altro, echi, risonanze e collegamenti che vanno dagli anni Ottanta ai giorni nostri, dall'Emilia alla Sardegna, da storie di terrorismo a storie di sangue, passione, follia. E sotto, a rimbombare cupo e nascosto, un mistero, uno di quei misteri pericolosi di una terra sarda antica, muta e tagliente come il ferro, che solo autori che la conoscono e la amano e la odiano, come Marcello Fois, riescono a raccontare. "Ferro recente" è un romanzo bellissimo in cui l'orrore e la tensione della narrativa di genere si fondono alla coralità fatale di una vera e propria tragedia.
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MEGLIO MORTI
"C'era un cespuglio di mirto, un cumulo di terra nera e leggera appena smossa, una piccola mano rinsecchita che affiorava dal terreno".
Il corpo di una bambina ritrovato in un bosco durante una battuta di caccia, una donna finita in carcere per aver assassinato a martellate il marito, una storia di appalti truccati nel Nuorese e un mistero inquietante che in qualche modo sembra legare le tre vicende. Ines Ledda non è la prima bambina a morire. Grazia Mereu. Immacolata Còntene. Lorenza Ibba. Altre tre scomparse in due anni. Si tratta di coincidenze o c'è sotto qualcosa di molto più pericoloso?
Dopo "Ferro Recente" Marcello Fois torna a raccontare una Sardegna dura e contraddittoria, una terra di storie antiche e di nodi non sciolti. Fois ha il talento del grande narratore, il fascino di una scrittura intensa e l'abilità di chi sa assediare il lettore. "Meglio morti" è tutto questo, è un noir tragico ma anche qualcosa di più, una storia che travalica il genere per arrivare al cuore della tragedia.
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IL SILENZIO ABITATO DELLE CASE |
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SEMPRE CARO
Il Bustianu protagonista di questo libro non è un personaggio inventato. Non avrei potuto inventarlo per una serie di ragioni, non ultima, il fatto che è realmente esistito, si chiamava Sebastiano Satta, è nato a Nuoro nel 1867 e vi è morto nel 1914, faceva il poeta ed era uno dei pilastri del foro nuorese come avvocato difensore.
"Sempre caro" rappresenta il primo gradino, un'indagine per reato di abigeato, che trasporterà Bastianu dalla realtà alla fiction. Un caso semplice quello narrato, tutto giocato sull'intuizione e la passione di un uomo che è a metà fra la tradizione e la modernità, in un tempo in cui non c'era il telefono, il fax, il computer né si conosceva l'uso delle impronte digitali. In un mondo, la Barbagia della fine dell'Ottocento, dove l'annessione a una nazione moderna, l'Italia appena nata, era spesso sentita, non sempre senza ragione, come una prevaricazione. Un romanzo dove gli elementi della tradizione letteraria, anche ottocentesca, si mischiano al taglio "cinematografico" nella scansione della vicenda. Il linguaggio è giocato sulla particolarità bilingue della terra che ambienta e informa "Sempre caro". Linguaggio che però non è italiano sardizzato né sardo italianizzato ma, per citare Kundera a proposito di Chamoiseau, "l'espressione della libertà di un bilingue che nega l'autorità assoluta di una delle due lingue e ha il coraggio di disobbedire a entrambe". Bustiani avrebbe avuto questo coraggio.
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SHEOL
Recita un versetto della Bibbia: "lo Sheol, il regno dei morti, si commuove per te..." Si chiama Ruben Massei, è un ispettore, ha cinquant'anni ed è ebreo. Poliziotto attento e metodico, Massei ha parecchi conti aperti con se stesso, con un vissuto ambivalente e contraddittorio. Così, quando un omicidio lo catapulterà nel cuore della Comunità ebraica di Roma, per Massei venirne a capo significherà non soltanto scovare il colpevole, ma anche e soprattutto affrontare i nodi irrisolti della sua anima. Sarà un'investigazione sospesa tra gli orrori del passato e el ambiguità dei nostri giorni, fino alla 'soluzione finale', dove l'assassino avrà un volto e un nome. E dove il fantasma di una memoria troppo a lungo negata assumerà un valore letteralmente salvifico.
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GAP
Una sera di marzo di qualche anno fa guidavo da Bologna a Ferrara. Mia moglie era in macchina con me. Imboccata l'autostrada ci sorprese la nebbia, come una secchiata di vernice bianca sul parabrezza. Tentai di fermarmi. Mia moglie, che in mezzo alla nebbia ci è nata, mi consigliò di proseguire. Non le diedi ascolto e bloccai la macchina in quella che mi sembrava essere una corsia di emergenza. Quando uscii dall'abitacolo, la nebbia mi avvolse completamente, nello spazio di qualche passo già non ero più in grado di vedere la sagoma dell'automobile. Durò solo qualche secondo, ma bastò perché provassi il terrore più profondo che avessi mai sperimentato. Le mie coordinate spaziali erano definitivamente compromesse. Fino al miracolo. Una donna in bicicletta mi passò accanto sfiorandomi e illuminando la macchina. Durante il prosieguo del viaggio mi guardai bene dal dire a mia moglie che una donna in bicicletta nell'autostrada tra Bologna e Ferrara mi aveva permesso di ritrovare la macchina. Ma arrivati a Monticelli, frazione di Mesola dove abitano i parenti di mia moglie, confidai a sua nonna questa piccola avventura gotica: la nebbia, il terrore, la donna in bicicletta. E, con mia grande sorpresa, lei non si stupì affatto. Mi disse che la nebbia era una specie di calamita, definiva una specie di non Luogo, ma, soprattutto, un non Tempo. Disse che quella donna in bicicletta non era nient'altro che un'immagine di un altro tempo, quando l'autostrada nemmeno era stata costruita, trattenuta dalla nebbia. Aggiunse sorridendo che anche lei una volta aveva intravisto ombre di uomini a cavallo con armature che seguivano cinghiali nel boscone della Mesola. Quella donnina gentile quasi novantenne si stava divertendo: ora anche le mie coordinate temporali erano definitivamente compromesse. Nella cultura da cui provengo non è strano nutrirsi di misteri.
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SOLA ANDATA
"Come è possibile stare a menarsela con la verità se gira e rigira ci vogliono soldi, pettorali e cattiveria? Insomma dico io la verità è questa." Così la pensa Denis che insieme a Claudio e Volpe è uno dei personaggi, di questo romanzo. Un romanzo sulla verità dunque. Ma anche sui concetti che i ragazzi vivono come indiscutibili: crudeltà, amore, sesso, lealtà, amicizia. Il libro è la storia di una menzogna che ha il sapore di una ribellione contro le "vigliaccherie" degli adulti, contro la loro incapacità di ripensarsi giovani e di ricordare con quanta naturalezza tutto quello che sembrava un'azione senza ritorno potesse diventare una ragione per ricominciare.
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SANGUE DAL CIELO
Barbagia, fine Ottocento. Un ragazzo, accusato di omicidio, si toglie la vita in carcere. Ma si è veramente ucciso Filippo Tanchis? oppure qualcuno ha ritenuto più utile farlo tacere per sempre? Di questi e di tanti altri misteri si deve occupare Bustianu. Tempi duri per l'avvocato-poeta: un caso difficile da risolvere che lo porterà a confrontarsi soprattutto con se stesso, con le sue debolezze e le sue certezze. E non gli dà tregua una pioggia insistente e testarda che cesserà solo quando l'indagine verrà conclusa. La seconda avventura di Bustianu ha il colore torbido del sangue, la consistenza della pioggia desertica che si rovescia su una natura e su un paesaggio sfiniti. Ha il pulsare di un cuore turbato. Per paura e per amore. Dopo Sempre caro, Marcello Fois costruisce un nuovo affascinante romanzo. Che, come suggerisce Manuel Vazquez Montalban nella Prefazione, "è la riconferma di questo sorprendente investigatore, sommerso dal rapporto tra Natura e Delitto". Nonché "la conferma di un singolare scrittore e l'apertura di un nuovo universo di finzione che guadagnerà sempre più lettori di incondizionata fedeltà".
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