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RECENSIONI

Tutte
le recensioni non firmate sono state scritte da Maria Rita Marcotulli
e Simon Basten.
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IL MARE GUASTO
Maurizio Braucci
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Una Napoli guasta dove il perno è la microcriminalità con le sue regole e la sua "gioia di morte". Questo è quello che descrive Maurizio Braucci in Un mare guasto, un romanzo noir breve edito dalla E/O. La storia parla di due ragazzi, entrambi diretti verso l'autodistruzione in una Napoli senza speranza, seguendo quel filone aperto dalla Marsiglia di Jean-Claude Izzo, l'Algeri di Yasmina Khadra ed il nord-est di Massimo Carlotto. Un altro pugno in nello stomaco, ma molto ben scritto. L'autore è uno di quelli da tenere d'occhio.
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IL
CANE DI TERRACOTTA
Andrea
Camilleri
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Un enigma avvincente,
per lo schivo commissario Salvo Montalbano. Una vicenda misteriosa,
dai molti ingredienti, che si snoda tra passato e presente, ed è
ambientata in un'immaginaria ma realistica città della Sicilia.
Il romanzo, entro il quale svetta altissimo l'unico, inimitabile,
protagonista, è affollato di personaggi, di luoghi e di cose, come
la regione geografica in cui si svolge, e, come un fumetto, o uno
sceneggiato tv, fila via liscio come l'olio sotto gli occhi avidi
del lettore. Tra gli elementi che hanno contribuito ad un successo
che, a scorrere le cifre di tiratura e di vendita, non è banale
definire travolgente, si possono apprezzare: la divisione in capitoli,
che, non superando mediamente la decina di pagine, consente un'agevole
lettura persino se si ha tempo per leggere solo una volta la settimana,
la già decantata scorrevolezza della trama, e infine, da non sottovalutare,
il fascino dell'esotismo, pur se consueto, per noi italici, della
terra e della lingua siciliana.
di Armida
Laviano
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IL
LADRO DI MERENDINE
Andrea
Camilleri
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È dolce amaro già nel titolo questo capitolo delle avventure dell'amato poliziotto di Camilleri. Si comincia con due apparentemente consueti, banali delitti, ma poi ci s'inoltra pian piano, fino a ritrovarsi nel bel mezzo di un torbido intrigo internazionale. Quali fili nascosti collegano un assassinio avvenuto in mare aperto e un omicidio condominiale? Montalbano lo scoprirà destreggiandosi, come al solito, tra l'attrazione - repulsione per la sua fidanzata, la benevolenza e l'ottusità di superiori, colleghi e appuntati, vedove scaltre, abominevoli agenti segreti. Non prima di aver svelato l'identità del ladro di merendine, naturalmente, ed averne compreso il movente, che, in questo caso, non è per niente losco. Si sorride, ci s'intenerisce e si può riflettere, con questo romanzo di Camilleri. Sul machismo soft del celebre commissario, ma anche su temi, come la paternità per esempio, solitamente elusi nei romanzi gialli. E in chiusura si potrebbe perfino piangere perché quando, anche in un poliziesco, la morte non arriva solo per mano di un assassino, allora mette paura davvero.
di Armida
Laviano
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IL
BIRRAIO DI PRESTON
Andrea
Camilleri
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Il Birraio
di Preston viene considerato da molti come il migliore romanzo
di Andrea Camilleri. Non vogliamo entrare nel merito, però c'è da
dire che non solo il libro è molto bello, ma anche molto intelligente
ed originale. All'inizio può lasciare perplessi perché i capitoli
non seguono un andamento cronologico (cosa ammessa anche dall'autore
nell'indice) ed infatti si possono leggere in qualsiasi ordine,
da qui nasce la bellezza del romanzo ed anche l'intelligenza, visto
che sicuramente non è facile mantenere un ritmo così sfalsato. La
base del libro è l'incendio del nuovo teatro di Vigàta subito dopo
il tentativo (fallito) della rappresentazione dell'opera Il Birraio
di Preston voluta dal del prefetto di Caltanissetta, il toscano
Bortuzzi contro il parere di gran parte della popolazione. Ogni
capitolo ha una sua storia che ruota attorno a questo fatto con
moltissimi personaggi che entrano ed escono. Tra i vari personaggi,
Camilleri aggiunge anche un romano, un toscano, un piemontese ed
un milanese che contrastano con la sicilianità del luogo e degli
abitanti. In conclusione un bel libro con una sola pecca: dove sta
Catarella?
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LE
RAGIONI DEL LUPO
Angela
Capobianchi
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Una giovane
avvocatessa viene brutalmente assassinata nel suo appartamento;
dopo pochi giorni è la volta di un suo collega. Sembra che ci sia
un serial killer con un odio particolare verso gli avvocati. Il
commissario Nappi, da poco trasferito da Milano in questa città
di provincia, è incaricato di risolvere il caso, ma a parte la professione,
non riesce a trovare elementi comuni tra le vittime. Le indagini
vanno comunque avanti, rivelando retroscena molto poco rispettabili
dei "paladini della giustizia". Bianca Santovito, segretaria dell'Ordine
degli Avvocati, si rivela una preziosa alleata per il commissario,
e trova il bandolo della matassa esponendosi in prima persona. Il
caso, grazie al suo aiuto, è risolto, il colpevole riceve la sua
punizione ma, come spesso avviene, giustizia non è fatta. Rimane
l'amaro in bocca, perché legge e giustizia non sempre vanno a braccetto,
perché quando c'è un colpevole ci si ferma e tanti piccoli tasselli
che porterebbero ad un'altra verità e ad un'altra giustizia, vengono
ignorati. Forse è la via più comoda. Le ragioni del lupo
è un libro ben scritto, coinvolgente, che fa riflettere sulla realtà
e che, certo, non aiuta molto ad avere fiducia nelle istituzioni.
Angela Capobianchi esordisce con questo romanzo nella narrativa
dopo avere esercitato per anni la professione di avvocato: dopo
aver letto "Le ragioni del lupo" non possiamo che essere solidali
con lei.
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LA VERITA' DELL'ALLIGATTORE
Massimo
Carlotto
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La verità dell'Alligatore è il primo romanzo di Massimo Carlotto e forse non potevano essere assenti i riferimenti alla sua storia di ingiustizia o semplicemente di mala-giustizia. Addirittura, all'epoca della sua uscita, si mormorava che in quelle pagine c'era il nome del vero assassino di Margherita Magello, la ragazza che Carlotto trovò morta e per la quale ha passato tanti guai. La storia si sviluppa attorno a due cadaveri di donne uccise con lo stesso modus operandi a distanza di molti anni l'una dall'altra. La ricerca della verità non sarà affatto facile visto che gli intrecci tra politica, magistratura, affari e malavita cercheranno di insabbiare il tutto indicando come colpevole un drogato malcapitato. Il libro è ottimo e si potrebbe definire come classico whodunit all'italiana sulla falsa riga dei primi hard-boiled di Hammett e Chandler. Inoltre, si vede che con questo primo romanzo della serie dell'Alligatore, Carlotto ha voluto togliersi tanti sassolini dalle scarpe...
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IL
CORRIERE COLOMBIANO
Massimo
Carlotto
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Un
uomo, Nazzareno Corradi, viene arrestato per traffico internazionale
di stupefacenti. E' innocente, ma poiché serve un colpevole, subito,
per non rovinare un'operazione dei corpi speciali delle forze dell'ordine,
e poiché aveva dei conti in sospeso con la giustizia, ciò è irrilevante.
Potrebbe discolparsi accusando il suo accusatore, un ex amico che
per salvare se stesso ha iniziato a collaborare con la "giustizia",
ma non lo fa perché, da malavitoso vecchio stampo ha un forte senso
dell'onore e non gli verrebbe mai in mente di uscire di prigione accusando
qualcuno. Incarica quindi l'Alligatore di indagare. L'Alligatore,
insieme ai suoi soci Rossini e Max la Memoria, si trova coinvolto
in una storia di narcotrafficanti, poliziotti corrotti, criminalità
organizzata, in un mondo spietato dove non ci sono più regole, dove
i potenti sono così potenti che l'idea stessa di giustizia diventa
elastica. Nazzareno Corradi, fedele fino alla fine al suo ideale di
giustizia, pagherà, innocente, con 14 anni di prigione. Questo, molto
sinteticamente, il plot de "Il Corriere Colombiano", splendido esempio
di come si possa coniugare un noir d'azione con una serie di riflessioni
sulla realtà e con una indagine sulla situazione del nord est italiano.
Un tema in particolare mi ha interessato ed indignato: la constatazione
che la giustizia non esiste all'interno del sistema giudiziario; i
giochi si fanno prima di arrivare in tribunale. Nella figura dell'Alligatore
c'è tutto l'amaro disincanto di un idealista che non si tira mai indietro
di fronte alla scelta tra bene e male, anche usando mezzi ai confini
della legalità. Tutti i personaggi hanno un forte spessore di umanità
e di realismo, intravediamo , in Max la Memoria e nell'Alligatore
stesso, due persone provate dagli avvenimenti storici dell'Italia
degli anni '70, che hanno avuto la vita sconvolta dal sistema giuridico
che premia la realtà processuale a scapito della verità reale - troppo
spesso due rette parallele destinate a non incontrarsi mai. L'ultimo
colpo allo stomaco dato al lettore è nelle note dell'Autore, alla
fine del libro: la storia di Nazzareno Corradi è una storia vera.
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DELITTI
DI CARTA NOSTRA
Luca Crovi
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Finalmente.
A differenza degli altri Paesi, dove abbondano saggi sui gialli, sui
loro autori e personaggi, in Italia questo tipo di letteratura è sorprendentemente
assente (o quasi), il che fa pensare, visto il boom del genere, avvenuto
negli ultimi anni ed il moltiplicarsi di autori di eccellente livello,
molto apprezzati anche all'estero. Forse è anche per questo motivo
che Delitti di carta nostra di Luca Crovi si può considerare una pietra
miliare della storia della letteratura gialla. Un tentativo coraggioso
di proporre una breve storia ed un'analisi del giallo italiano dai
tempi di De Angelis ai giorni nostri. L'autore analizza la storia
del giallo made in Italy, il noir di Scerbanenco, le città del delitto,
le autrici, il giallo storico, gli elementi comici ed anche i fumetti.
Ci sono poi quattro capitoli disponibili su Internet (www.puntozero.net).
Purtroppo per mancanza di spazio alcuni autori sono rimasti per forza
di cose "fuori" (per es.: Sciascia ed altri). L'autore in una simpatica
e-mail ci dice che non è stata una sua scelta, bensì dell'editore,
e che farà ammenda nel suo prossimo libro, che uscirà a Gennaio 2002.
Viste le premesse, non vediamo l'ora e speriamo che qualcun altro
segua la pista tracciata da Luca Crovi. |
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ARRIVEDERCI
AMORE, CIAO
Massimo
Carlotto
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Arrivederci
amore, ciao è un libro che prende dritto allo stomaco, toglie
il fiato, fa indignare, soffrire, senz'altro un'ottima prova di Massimo
Carlotto. Il protagonista è forse l'unico essere vivente completamente
privo di ogni frammento, seppur minimo, di legge naturale: non c'è
scintilla di divino, in lui; non c'è nulla che lo spinga a discernere
il bene dal male, c'è solo l'interesse, il tornaconto personale. Gli
altri, tutti, sono solo pedine da manovrare a piacimento per raggiungere
i suoi obiettivi. Se negli altri libri di Carlotto era sempre ben
presente l'idea di giustizia (anche in senso negativo, cioè la giustizia
violata, negata, la ingiustizia), qui si va oltre, non ci si pone
il problema. Arrivederci amore, ciao dipinge un quadro che non ci
piace vedere, di una realtà brutta e volgare, dove la figura del protagonista
è piccola piccola, mancando di qualsiasi conflitto tragico di una
coscienza divisa, mancando di passione. Non c'è niente di grande in
una carogna che si fa guidare solo dall'interesse e che, con estrema
tranquillità compie le azioni più infami. Ecco, forse la caratteristica
più sconvolgente è la totale mancanza di senso morale, quella che
gli fa raccontare in tono neutro e sobrio episodi che neutri e sobri
non lo sono affatto. |
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IL
NOME DELLA ROSA
Umberto
Eco
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Non
è un tipico libro giallo. Umberto Eco ha utilizzato il "whodunit"
come scusa per scrivere un libro di storia (più specificamente, storia
ecclesiastica), teologia, filosofia, quasi un trattato sulla diatriba
tra l'ordine francescano ed il papato. Adso (il narratore) e Guglielmo
di Baskerville - un chiaro riferimento a Sherlock Holmes, non solo
per via del nome, ma anche per il modo in cui viene descritto il personaggio
- sono testimoni degli avvenimenti accaduti, che stanno accadendo
e che accadranno. Ci sono comunque tutti gli elementi che definiscono
un giallo storico: assassinio, indagine, ambientazione storica. L'atmosfera
del Medio Evo, i dibattiti filosofico-teologici dell'epoca, oltre
che le differenze di mentalità tra i preti colti e quelli ignoranti,
sono delle vere lezioni di storia per tutti gli appassionati di questo
genere. |
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LA
DONNA DELLA DOMENICA
Fruttero-Lucentini
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La
Donna della Domenica, del duo Fruttero-Lucentini viene considerato
uno dei classici per quanto riguarda i gialli italiani. Ambientato
a Torino, narra di un delitto e dei personaggi che ruotano attorno
al morto. Parla soprattutto di Torino, dello "scontro" sociale tra
i ricchi borghesi e coloro che si sono arricchiti, della "paura" (forse
anche disprezzo) provata dai torinesi nei confronti dei meridionali,
della stanchezza che subentra nei rapporti interpersonali dopo un
certo periodo. Questi aspetti offuscano il racconto giallo, che in
verità prende possesso della storia solo nell'ultimo terzo del libro,
rendendolo molto più romanzo che detective story. Eppure ci sono tutti
gli elementi del giallo: il delitto, il poliziotto filosofo, le indagini,
i colpi a sorpresa. Ma questi sono dei elementi minori che comunque
lasciano spazio ad un finale avvincente. Il lettore forse avrà difficoltà
nello scoprire chi è l'assassino, ma pensandoci bene… |
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QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA
Carlo Emilio Gadda
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Un icona della letteratura italiana, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda non può certo essere considerato una lettura di evasione. Una prosa difficile, particolare, ma di grande fascino, il romanzo era stato in parte pubblicato a puntate nel dopo guerra per la rivista Letteratura , ed è in questo clima ambiguo di transizione che esce il romanzo ambientato a Roma nel 1927. Inizialmente ignorato, ebbe un grande successo quando venne pubblicato come volume nel 1957. La storia si svolge attorno al personaggio, diventato poi anch'esso un'icona, del commissario Francesco Ingravallo che si trova a dover risolvere il caso di un furto in Via Merulana 219 ed il susseguente assassinio di Liliana Balducci, amica del commissario ed inquilina del palazzo in questione. Gadda lo ambientò a Roma per analizzare il dialetto romanesco ma l'esperimento giallo per lui servì anche per esprimere certe sue idee e lanciare messaggi morali. Fu il primo grande autore Italiano non giallista ad usare questo genere letterario per uno scopo preciso, precedendo, tra molti altri, Leonardo Sciascia ed Umberto Eco. |
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IL
GIORNO DEL NUOVO SOLE
Lucio
Mauro
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Una
vera sorpresa. Questo è il primo pensiero che viene in mente leggendo
Il giorno del nuovo sole di Lucio Mauro. Molto ben strutturato,
il romanzo si sviluppa in tre parti, con le prime due che apparentemente
nulla hanno a che fare l'una con l'altra. Dopo un preambolo in Siria,
che promette un intrigo internazionale, l'azione si trasferisce a
Milano, con una storia avvincente e ricca di colpi di scena, un po'
"alla Scerbanenco". Ci si sposta poi a Napoli dove comincia un'altra
avventura che può essere definita "financial thriller". La terza parte
lega i due racconti riconducendoci al preambolo. Forse si potrebbe
contestare il fatto che il finale non è dello stesso livello della
prima, considerevole, parte, ma l'intera opera è talmente ben strutturata
che questo può anche essere tralasciato. Lucio Mauro ha talento e
si vede (legge!). |
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IL
NOSTRO AGENTE IN GIUDEA
Franco
Mimmi
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Il
nostro agente in Giudea è un thriller politico che rivisita le narrazioni
evangeliche: tutta la storia di Gesù di Nazareth è quindi osservata
da un punto di vista che, volutamente, non considera la natura divina
del protagonista. Questa precisazione è importante per poter, da subito,
calarsi in una realtà narrativa che, altrimenti, risulterebbe sconcertante.
La vicenda è nota, ma il pregio di questo libro è quello che forse
ce la fa dimenticare, e ci spinge a leggere, pagina dopo pagina, per
andare a vedere come andrà a finire. I personaggi sono ben caratterizzati,
un esempio fra tutti è dato da Ponzio Pilato e dal suo "lavarsi le
mani", e si riconoscono, nel corso dell'opera, continui riferimenti
evangelici e storici, segno di un serio lavoro di documentazione.
Un interessante esperimento. |
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IL
CASO KODRA
Renato
Olivieri
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Bellissimo.
Il Caso Kodra di Renato Olivieri è veramente bello. Per noi
appassionati di whodunit all'inglese, avere la possibilità di un giallo
di qualità molto simile allo stille asciutto di Ruth Rendell e PD
James è davvero cosa gradita. Il Commissario Ambrosio, una icona del
giallo italiano, è una persona mite, tranquilla, un po' triste, che
lavora in una Milano grigia, nebbiosa e umida. L'indagine sulla morte
della Signora Kodra è per lui seguire l'istinto, non una prova della
sua bravura. Infatti, malgrado il fatto che Ambrosio non dovrebbe
indagare su dei delitti, il suo capo lo accontenta vedendo in lui
il poliziotto all'antica, che, ahimè, non esiste più. Il romanza si
legge tutto d'un fiato ed, anche se a volte può risultare lento, traccia
la basi per una serie che risulterà tra le più famose. |
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TRADITORI
DI TUTTI
Giorgio
Scerbanenco
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Signore
e signori, ecco a voi il noir! Giorgio Scerbanenco viene non ingiustamente
considerato uno dei padri del noir italiano. Fu uno dei primi a creare
degli detective story con personaggi italiani. Prima di lui ci furono
solo delle imitazioni, facsimil di romanzi di autori d'oltre oceano
e oltre manica. Scerbanenco è stato l'unico scrittore italiano che
ha vinto il Gran Prix de la Litterature Policiere, premio francese
molto ambito; lo vinse con Traditori di tutti nel 1968, il secondo
libro della serie che vede come protagonista Duca Lamberti ma più
noir del precedente, Venere
Privata,. Nel leggere questo romanzo si può vedere uno stile
nostrano, una cornice che poi molti altri autori useranno per le loro
tele. Scerbaneco immerge l'hard boiled americano in una Milano nella
metà degli anni sessanta violenta e spietata. Una Milano che è gia
metropoli anche se molti ancora non lo sanno. Il personaggio principale
Duca Lamberti è un ex-medico radiato dall'ordine per eutanasia a cui
piace fare il poliziotto anche se non lo è. Il romanzo, che si legge
velocemente, ha un colpo di scena finale che lascia l'amaro in bocca,
un'altra eredità per i posteri. Traditori di tutti deve essere
considerato uno dei classici della letteratura poliziesca italiana,
uno di quei libri che, se i critici lo permettessero, potrebbe anche
essere messo su uno scafale con altri classici della letteratura italiana
contemporanea. |
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A CIASCUNO IL SUO
Leonardo Sciascia
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Leonardo Sciascia non viene considerato uno scrittore di gialli. Nel libro Delitti di Carta Nostra, di Luca Crovi, l'autore fa una lunga lista di scrittori che si cimentano in questo genere senza però considerarli dei puri giallisti. Eppure il giallo è presente in molti suoi racconti (e di fatto noi lo prendiamo in considerazione). A Ciascuno il suo si può benissimo definire un noir d'autore, dove ci sono tutti gli elementi classici: l'assassinio, l'intrigo, il detective dilettante ed anche la femme fatal. Un cocktail stupendo, asciutto, nello stile dell'autore siciliano e come nella migliore tradizione del genere. A Ciascuno il Suo è anche un affresco della Sicilia e, come spesso nei libri di Sciascia più vicini al genere giallo, una storia dove il crimine alla fine vince. |
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TODO MODO
Leonardo Sciascia
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Todo Modo è un libro strano. Si può dividere in tre temi: il primo è il rapporto fra l'artista ed il prete. Un rapporto conflittuale tra due mondi che però, in fondo, non sono molto diversi tra loro. Quello che è diverso è il modo di vivere le proprie idee e l'espressione del proprio pensiero. Il secondo tema è l'esistenza del gruppo di ministri, sottosegretari, avvocati, professionisti e uomini d'affari che costituisce la congrega riunita in questo strano eremo-albergo. Sciascia anticipa i tempi nel parlare della massoneria, della P2, di quello strano legame tra mafia, politica e mondo degli affari che in pratica ha indirizzato le scelte politico-economiche dell'Italia negli anni settanta-ottanta. Il terzo tema è l'assassinio politico. Uccidere chi dà problemi, chi può rovinare l'assetto, chi sa troppo e minaccia, chi, con il vuoto di potere prodotto dalla morte, può regalare un potere più ampio, più forte. La polizia non è capace di indagare. Tutto rimane com'era prima. Senza colpevoli. Uno dei lavori più famosi di Leonardo Sciascia. |
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UNA STORIA SEMPLICE
Leonardo Sciascia
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Ci si può immaginare un futuro dove non esistono libri, ma un vecchio professore dà alla sua classe un compito particolare: leggere un libro stampato. I suoi ragazzi sono increduli: "E dove si comprano?" Il classico studente un po' più svogliato degli altri decide di andare da un suo vecchio vicino di casa, che una volta aveva un negozio nel quale vendeva questi strani libri stampati. "Mi puoi dare un libro? Deve essere breve, facile ma avvincente", gli chiede. Il vecchio ex-libraio va allora a prendergli quello che lui considera una piccola gemma: Una Storia Semplice di Leonardo Sciascia. Un libro con tutti questi requisiti, con un finale intrigante, aperto a svariate soluzioni. Il lettore può costruirci sopra il proprio finale con gli elementi che Sciascia regala. Un capolavoro. |
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LA MAZZETTA
Atillio Veraldi
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Il primo impulso dopo aver letto La Mazzetta di Attilio Veraldi è quello di andare in libreria immediatamente e comparare un altro suo libro. Ci si può immaginare che dopo aver letto anche il secondo, l'impulso sia lo stesso ma purtroppo è destinato a non avere seguito perché malgrado il fatto che Veraldi è da considerare uno dei padri fondatori del giallo made in Italy post Scerbanenco, il numero di libri in stampa si riduce a due. Cronache recenti, tra l'altro, ci dicono che solo negli ultimi anni, grazie alla Avagliano Editore, questi sono disponibili. Speriamo ne seguano altri. La Mazzetta è uno di quei rari libri che non solo sono avvincenti, ma anche divertenti e fanno pensare.
Alessandro Iovine, detto Sasà, viene incaricato dall'"amico" Don Nicola Miletti di trovare la figlia, scappata con delle carte che nascondono un affare degno di tangentopoli, in cambio di una mazzetta. Sasà dovrà vedersela anche con il camorrista Nicola Casali, socio in affari di Miletti, e soprattutto con i suoi scagnozzi, chiamati I gemelli. La ricerca della giovane fuggiasca porterà con sé parecchi morti ed una verità difficile. Il libro, più che sull'azione, si basa sui dialoghi tra i vari personaggi e l'episodio della tortura dello spaghetto da solo vale il prezzo del libro. In conclusione, dobbiamo proprio segnalare che Veraldi è un grande maestro, peccato che questa sua grandezza a livello editoriale è conosciuta da pochi.
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